• psicologo Palermo
    Iniziare un nuovo cammino
    ci spaventa ....
    ma dopo ogni passo ci rendiamo conto
    di quanto fosse pericoloso rimanere fermi.
  • psicoterapeuta
    Abbiamo quaranta milioni
    di ragioni per fallire
    ma non una sola scusa.
  • Non siamo mai così privi
    di difese
    come nel momento in cui amiamo

I nostri studi sono un punto di ascolto per tutte le persone, coppie o famiglie che avvertono il bisogno di una consulenza psicologica nella città di Palermo per poter far fronte a difficoltà che possono essere vissute come invalidanti.

Perchè abbiamo scelto la Psicologia ...

Crediamo nella possibilità che chiunque attraverso un percorso specifico, possa migliorarsi
e superare i problemi che lo bloccano.

psicologo Palermo

A cosa serve la Psicoterapia ?

La psicoterapia permette di creare uno spazio intimo in cui raccogliersi per analizzare le cause dei nostri comportamenti, battendo passo dopo passo la pista che conduce ai motivi del nostro disagio.

La psicoterapia serve a conoscersi, a liberarsi da reazioni meccaniche ed automatiche, ad inseguire ed afferrare una condizione di benessere.

Il primo passo ...

Sappiamo bene che in molti casi della vita il primo passo è il più difficile. Prendere la decisione di richiedere un aiuto psicologico è una sfida che facciamo con noi stessi. L’aiuto psicologico, non impone un nuovo modo di essere, ma propone un nuovo punto di vista sulle cose e riporta alla luce aspetti di noi stessi che tendiamo a nascondere o con i quali entriamo in conflitto.

L'aiuto di uno psicologo mira a sostenere l'individuo, la coppia o la famiglia affinché si possa superare definitivamente il momento di difficoltà..

Persone che un tempo si sono incontrate, piaciute e che hanno scelto di dividere parte della propria esistenza, ad un certo punto non si riconoscono più.
Perché le risate si sono trasformate in urla e le carezze in veleno?

Se si ritiene che ci sia anche un solo motivo per cui valga la pena lottare, bisogna fare uno sforzo per ricucire ed analizzare la trama strappata della relazione.

Con l'aiuto di uno psicoterapeuta si può arginare il dolore e si possono trovare soluzioni, ripercorrendo la storia a ritroso fino ai suoi albori, dove in passato due persone si erano unite in un vortice di emozioni ed esperienze gratificanti per il corpo e la mente.

L'importanza di superare i timori iniziali

Se mi affido ad uno psicologo la terapia durerà una vita intera?
Se inizio un percorso terapeutico finirò con lo stare peggio?
La Psicoterapia non serve a niente. Tanto le persone non cambiano!


Sono questi i principali timori che bloccano le persone a chiedere l'aiuto di cui hanno bisogno. Domande che spesso non trovano risposte in quanto si pensa di conoscerle già. A volte viviamo dietro false verità che ci consentono di nascondere a noi stessi una strada che sappiamo dover percorrere, ma non lo facciamo per paura o mancanza di volontà.


AMBITI DI INTERVENTO

  • problemi relazionali e affettivi
  • ansia e attacchi di panico
  • depressione
  • momenti di crisi dovuti a eventi come un divorzio, una malattia o la perdita di una persona cara.
  • problemi adolescenziali

A CHI CI RIVOLGIAMO

  • adulti
  • bambini
  • adolescenti
  • coppie in crisi
  • famiglie

DIVERSI APPROCCI CLINICI

  • Psicoterapia breve
  • EMDR
  • Psicoanalisi
  • Ipnosi
  • Mindfulness
  • Psicoterapia dinamica
  • PNL Programmazione Neuro-Linguistica

Quanto tempo dura una Terapia?

Quando una persona mi chiede aiuto, spesso desidera sapere in anticipo quanto durerà la terapia.
Il lavoro psicoterapeutico non ha uno svolgimento lineare in quanto entrano in gioco molte variabili.
Quello che accade nella vita privata del paziente influenza notevolmente il percorso terapeutico.

C’è da dire però che esistono delle tecniche terapeutiche innovative che possono ridurre notevolmente i tempi di una terapia.

Ti aiutiamo a trovare il Professionista giusto a Palermo

I nostri consulenti, attraverso un rapporto diretto con oltre 7.000 psicologi iscritti al nostro portale, sono in grado di aitarti a trovare il professionista che maggiormente può rispondere alle tue necessità. Molti psicologi, appartenenti al nostro circuito, offrono consulenze psicologiche e percorsi di psicoterapia a prezzi vantaggiosi. Contattaci o scrivi brevemente, attraverso il Modulo Contatti, il motivo per cui intendi intraprendere il percorso terapeutico. Riceverai in pochissimo tempo una risposta concreta ai tuoi bisogni.

Un concreto aiuto per ogni problema ...

Non riesco più a guidare, cosa posso fare?

Due anni fa, guidando la mia auto sull'autostrada, facevo Potenza- Palermo come tutti i giorni per andare al lavoro con una velocita di 100 kilometri orari, la mia automobile a preso fuoco in autostrada, dal motore e uscito fumo e fiamme, le fiamme erono entrate pure nella macchina, dall'apertura del aria condizionata. Una paura enorme, non riuscivo a fermarla, i freni non prendevano, il pedale del freno si era sciolto, il cambio era rimasto bloccato con la 5 marcia, e il freno a mano che lo tiravo piu volte a stento frenava, il quadro non si spegneva e il motore si sentiva un rumore forte come se volesse esprodere, lo sbattuta contro le barriere dell'autostrada per una mezzora, quando sono riuscito a fermarla e riuscii a scendere dalla mia auto, e scoppiata, e volata con lo scoppio di 5 metri circa dalla strada. O saputo successivamente dalla ditta che mi aveva venduto citroen saxo.che provvedettero a farmi il tagliando, olio, freni , frizione, servosterzo. che l'auto aveva fatto spaventare i meccanici , con un forte odore di bruciato Ma per loro era normale, era un problema di 'impianto elettrico. Quindi per loro io potevo morire.perche non melo hanno detto. Come posso far passare la paura della macchina? Mi potete aiutare. Vi saluto

Gentile Salvatore, lei chiede una risposta chiara e sincera. Bene. C'è un termine ben preciso per definire ciò che le è capitato e ciò che le sta succedendo ora. Ciò che lei ha vissuto all'epoca del suo incidente è stato certamente un trauma emotivo, che l'ha colpita in una di quelle zone della sua vita - la guida dell'auto, come simbolico rappresentante della sua capacità di muoversi nel mondo - che lei sentiva sicure e che invece, in quella sfortunata circostanza, l'ha portata vicino alla morte e ad una morte improvvisa, inaspettata che l'ha fatta sentire in quel momento quasi impotente. E' il panico, la sensazione di non aver più controllo sulla propria vita. Non può esserci paura più grande, in questo senso. Ciò che invece sta vivendo adesso viene definito in termini tecnici Disturbo Post Traumatico da Stress, in pratica lei è bloccato emotivamente a quell'evento con tutte le sue significanze e non riesce più a rimettersi alla guida di un veicolo perché quel ricordo non è vivo solo nella sua memoria ma nei suoi effetti. Mi corregga pure se lo ritiene opportuno, ma la paura che si prova in questi casi è di solito che l'evento in questione possa ripetersi con eventi ancora più nefasti e, se mi passa il termine, meno fortunati. L'elaborazione di un simile evento richiede il suo tempo, sia che lei decida di far da solo sia che si appoggi ad un professionista. Non a caso si dice del fantino che se si cade da cavallo bisogna subito rimontare in sella o non se ne avrà più il coraggio. Ed è ciò che sta succedendo a lei. Ma lei chiede anche una risposta sincera. E la sincera verità è che il suo non è un trauma da cui non si può uscire. Certo, ci vorrà il suo tempo, ripeto, ma si può. Dato che non posso esserle d'aiuto più che via mail, in questo momento, mi permetterei di suggerirle un percorso di riavvicinamento al veicolo, una sorta di riabilitazione psicologica: io ricomincerei dalla bicicletta. A girare per la città, o anche fuori, ovvio, in bicicletta ogni volta che ne avrà l'occasione. Immagino come suggerimento possa apparire anche ridicolo ma mi segua un momento, se non altro per permettermi di spiegarle il mio pensiero, dopo di che ovviamente la scelta sarà solo sua. Attraverso un mezzo più "controllabile" lei potrebbe ricominciare a sperimentare il controllo sul mezzo - che è la zona di "controllo" che è stata maggiormente toccata dalla sua disavventura - la velocità, l'andatura e la frenata. Da lì, quando si sentisse pronto, potrebbe ricominciare a guidare per brevi tratti, prendendosi il tempo di affrontare le inevitabili ansie che probabilmente si faranno sentire riguardo alla guida del mezzo... E da lì magari non è detto che non possa, in un ragionevole margine di tempo, recuperare la sua vecchia sicurezza nella guida. Non posso prometterle che l'evento sparirà dalla sua memoria ma potrebbe diventare una importante lezione per lei, di salvaguardia di sé stesso. Lei si è trovato in una circostanza drammatica ed inaspettata, signor Salvatore, e sarà legittimo da parte sua pensare che, aldilà della fortunosità della cosa, questa tecnicamente abbia la possibilità di esistere - una cosa del genere può accadere, insomma. Ma lei è ancora qui a parlarne. L'irrimediabile non è avvenuto, per fortuna. Si faccia coraggio e pian piano si riprenderà ciò che la sua disavventura per ora le ha tolto.

Eravamo una famiglia felice. Oggi siamo due genitori preoccupati

Sono un padre in crisi. Ho una famiglia meravigliosa composta da me (anni 49), mia moglie (anni 46) due figli maschi di 21 e 17 anni ed un'adorabile femminuccia di 13 anni. Con mia moglie il rapporto è sempre stato buono e ci amiamo ancora come il primo giorno. Fino a 5 anni fa, in famiglia c'era una grande armonia poi, poco alla volta, con la crescita del primogenito le cose sono cambiate. Ha un carattere ribelle e non accetta nessun compromesso con la vita. Una cosa o gli va o non gli va, non esistono per lui le sfumature ed è così anche nei rapporti con la scuola e con la famiglia. All'inizio sia io che mia moglie abbiamo cercato in tutti i modi di fargli capire che stava sbagliando, ma non c'è stato nulla da fare. E' un ragazzo molto intelligente ed a scuola, oggi Università, potrebbe eccellere, ma non è così e dubito che sappia cosa vuole effettivamente. Da circa due anni frequenta una donna molto più grande di lui, ma non ci è dato di saperne di più. E spesso nervoso, irrispettoso delle regole in famiglia (rincasa spesso alle 4/5 del mattino) e soprattutto si sta dimostrando anche indolente. Quello che preoccupa ancora di più me e mia moglie è che anche il secondogenito sta lentamente ricalcando le sue orme. Eravamo una famiglia felice! Oggi siamo solo due genitori preoccupati di ciò che ci sta travolgendo e a volte anche fra di noi ci sono delle discussioni. Io personalmente le ho provate tutte, dalle buone alle cattive, ma nulla è valso. Peraltro mio figlio più grande non ha mai detto che vuole allontanarsi dalla famiglia, mentre quello più piccolo sta dicendo che vuole andare a fare l'Università a Milano (noi viviamo a Roma). Ho cercato di dare ai miei figli i sani valori della vita, soprattutto attraverso l’ esempio di figlio, marito e padre affettuoso, premuroso e sempre in prima linea per gli altri. Dove ho sbagliato? Cosa potrei fare per aiutare i miei figli? Per ultimo, solo come informazione, aggiungo che otto mesi fa ho avuto un infarto, ma per i miei figli sembra che non abbia avuto nulla. Ringrazio anticipatamente tutti gli psicologi per i preziosi consigli che vorranno darmi e assicuro che li metterò in atto per recuperare l’armonia in famiglia. Con gratitudine a chi gestisce questo sito che permette a tanti di poter sperare.

Gentile signore, immagino quanto si possa sentire preoccupato per una situazione che avverte mutare all’interno della sua famiglia. I passaggi di crescita sono eventi vitali, non sempre facili da affrontare e ci si può sentire davvero un po’ spaventati. Eppure fanno parte dell’ordine delle cose. Non posso affermarlo per certo, sto soltanto a quanto leggo dalla sua mail e le vorrei dare una mia impressione. Forse anche comportamenti ribelli, indolenti o scontrosi possono essere una forma di linguaggio, un po’ particolare, un messaggio che i figli mandano per dire che stanno crescendo e che vorrebbero il loro spazio. Ma anche il fatto che i figli diventano grandi mettono in gioco il vostro ruolo di genitori. Mi chiedo se per voi sia possibile pensare al rapporto tra voi e con i figli su basi nuove, dove ci si parla e si da voce in modo adulto alle reciproche esigenze. Dove alla protezione viene sostituita la sicurezza della relazione e del confronto. Mi fermo qua: concludo dicendole però che ogni cambiamento ha in sé il germe della crescita e del passaggio ad una condizione maggiormente in linea con la nostra vita. Sono convinto che se riuscirete a parlare tra voi e con i vostri figli di ciò che sentite senza colpevolizzarvi a vicenda probabilmente il clima famigliare muterà. Potrete poi in seconda battuta, se lo ritenete utile, anche rivolgervi ad un professionista che vi dia una mano ad affrontare questa cosa con maggiore serenità e che possa rendere più agevole la comunicazione tra di voi. Cordialmente

Al momento di inserire il preservativo perdo l'erezione

Ho 20 anni e sono ancora vergine, ho provato molte volte a fare l'amore con la mia morosa ma niente da fare, al momento di inserire il preservativo perdo l'erezione, non so cosa fare. Questo problema continua e ora sono super agitato quando sono con la mia morosa. Cosa devo fare?

Andrea, dal tuo racconto sembra che il problema sia focalizzato esclusivamente sul momento cruciale dell'inserimento del preservativo. Come psicologo, ho l'impressione che se ci focalizziamo troppo sui motivi tecnici e pratici, riguardanti la manualità ed il gesto dell'inserimento, rischiamo di perdere di vista ciò che potrebbe essere il vero motivo del tuo "ritiro" di fronte alla tua compagna. Provo a tradurre ciò che accade nella tua esperienza: una volta raggiunta l'erezione è come se tu dicessi alla tua compagna "sono pronto, adesso facciamo sul serio", ed ecco che allora, il tuo corpo decide che la cosa non si deve fare. Un tale ritiro, potrebbe essere collegato ad un problema di accettazione da parte della tua compagna. Accettare, significa accogliere l'altro al di là della prestazione che ci si aspetta da lui. Significa complicità e intimità, con o senza un cappuccio di lattice.

Le maestre mi dicono che mio figlio si distrae tanto a scuola

salve sono una mamma di un bambino di sei anni che frequenta la prima elementare molto preoccupata. Sebbene siano trascorsi pochi mesi dall'inizio della scuola sin dai primi giorni, le maestre si sono lamentate della distrazione del bambino. le parole della maestra di taliano sono state:E' intelletualmete un bimbo vivo, intelligentissimo e sempre pronto, finisce quel che deve fare ma sta continuamente a giocare con le matite simulando un combattimento tra le stesse. E' stato messo al primo banco vicino alla maestra, con un'altra bambina molto chiacchierona, ma la cosa non ha prodotto risultati. E' stato anche da solo nel banco, ma il bambino continua a giocare. L'atteggiamento del bambino è stato confermato anche dalla maestra di matematica. Pur infatti avendo alle verifiche tutti dieci e sui quaderni bravissimo, la maestra mi dice che si distrae tanto. Ho notato che alcuni numeri li scrive al contrario e quando ho fatto presente la cosa alla maestra, lei mi ha risposto che lo fa un po' perchè è all'inizio, ma soprattutto perchè è distratto. A casa ha lo stesso atteggiamento. Cosa fare? Quando a casa il bambino ha portato una nota, lo punito non facendogli vedere la televisione per un pomeriggio, ma, sono preoccupata perchè pur affrontando la cosa dal mese di ottobre non vedo evoluzione e miglioramenti. Grazie dell'aiuto

Buongiorno Enza, le dico subito che la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo ciò che ha scritto è stata: infondo il bambino è solo in prima elementare,e da pochi mesi oltretutto! Mi sembra che forse la sua preoccupazione e quella della maestra sia un pò eccessiva: non è raro che i bambini maturino con velocità un pochino diverse gli uni dagli altri. Suo figlio è bravo, intelligente, ha appreso tutto ciò che doveva apprendere, forse è solamente ancora poco abituato a mantenere la concentrazione per molto tempo. Inoltre ci sono elementi che non ci ha dato: quanti anni ha il bambino, ne ha compiuti 6 o ne ha ancora 5? Sa, in questi momenti di crescita anche solo pochi mesi fanno la differenza. Insomma, ciò che le voglio dire è che non è così raro che a febbraio del primo anno di scuola primaria un bambino non sia ancora del tutto abituato a questi nuovi ritmi, così diversi dalla scuola dell'infanzia. Inoltre c'è anche un'altra questione: non è che essendo veloce nell'apprendimento e nello svolgimento dei compiti poi si annoia non avendo altro da fare? Secondo me le maestre dovrebbero cercare di tollerare ancora un pò questa difficoltà del bambino, oppure di trovare modalità per tenerlo impegnato mentre gli altri ancora lavorano. Le consiglio, onestamente, di non andare in ansia, di conrontrasi anche con altri (con altre maestre, con le sue maestre dell'infanzia), e di tollerare lei stessa questo aspetto di suo figlio, che comunque si dimostra capace, e quantomeno abbastanza attento per apprendere, il che non è affatto da poco! Non trasmessa inutili insicurezze al bambino, attenda ulteriori evoluzioni evitando troppe punizioni, cerchi di riflettere e di prendere informazioni su suo figlio anche da altre persone (non solo da questa maestra), così può cercare di valutare la situazione nel complesso.

Al momento dell'orgasmo inizio a piangere...ma non di felicità.

Salve a tutti, mi chiamo Roberta e ho 24 anni. Vi scrivo perchè vorrei ovviamente dei consigli esperti. Il mio problema che ormai è da due anni che ce l'ho è che quando arrivo al momento dell'orgasmo inizio a piangere...ma non di felicità, liberazione...mi sale una tristezza come se mi avessero fatto del male...ma non dolore fisico...Questa sensazione, emozione mi viene anche quando mi autocompiaccio. Nel corso degli anni passati non ho avuto esperienze relazionali positive...Mi hanno tradito, mi hanno lasciato, mi hanno mentito...le mie due relazioni non sono durate più di 4 mesi e ho avuto e ho dei rapporti occasionali. Vi ho scritto perchè non ne posso più di sentirmi così...Vorrei qualche consiglio. Grazie in anticipo Cordiali saluti

Gentile Roberta, la sua è una questione delicata che allo stesso tempo getta luce su altri significati solo apparentemente slegati… Il momento dell’orgasmo dovrebbe essere, in teoria, il momento della completa soddisfazione, se non della gioia. Può capitare certamente che non tutte le esperienze sessuali che viviamo siano così fortunate, dopo tutto siamo umani e siamo continuamente sottoposti a tensioni di vario tipo e genere che non sempre ci lasciano godere – certo, si può dire, senza imbarazzi superflui – con pienezza e libertà quel momento. Ma in lei addirittura quel momento porta tristezza e lacrime tanto che lei stessa vive la sensazione di “come se le avessero fatto del male”, frase che, detta da lei, avrebbe fatto pensare inizialmente ad una qualche più o meno remota esperienza traumatica… Ma poi lei aggiunge che questa identica sensazione la invade anche quando “si autocompiace” di sé stessa…E allora viene da pensare… anche in merito alle sue relazioni sentimentali passate… Sembra, e dico sembra perché non ho indizi ulteriori in questo senso, che qualcosa le impedisca di essere felice e che intervenga in tutti i momenti in cui lei dovrebbe/potrebbe esserlo. Qualcosa che non la autorizza ad essere soddisfatta di sé stessa e delle sue esperienze. Non credo, sinceramente, si tratti di qualcosa strettamente legato all’area della sessualità ma è lì che questo qualcosa si riflette e porta il suo effetto, come in uno specchio. Qualcosa che non vuole/non le permette di essere felice o soddisfatta di sé stessa. La situazione sembra essere sempre la stessa, come un film che si ripete anche se gli attori cambiano: lei vive una situazione che potrebbe renderla felice ma proprio in quel momento scatta il blocco. Il “no” che le arriva da qualche parte dentro di lei. Questo le dice qualcosa? Le fa venire in mente qualcosa anche se apparentemente questo qualcosa non c’entra nulla con l’esperienza dell’orgasmo? Se così fosse, e glielo augurerei, qualunque cosa sia è da lì che parte il suo malessere, la causa della sua tristezza in quei momenti che dovrebbero essere per lei positivi e soddisfacenti. Mi rincresce non poterle essere più d’aiuto di così, ma quella che lei porta oggi nella sua mail è “solo” una porta, ed è già una cosa buona quando certe porte dimenticate vengono riscoperte. Ma cosa ci sia oltre quella porta può saperlo e scoprirlo solo lei. Non abbia paura di attraversarla. Probabilmente questo sarà solo l’inizio di un suo percorso personale, che potrà fare da sola o con l'assistenza di un professionista, questa rimane una sua scelta, ma se lo percorrerà fino in fondo potrà riuscire a viversi tutte le sue felicità piccole e grandi con la pienezza che meritano.

Ho conosciuto solo ora l'AMORE in una relazione extra coniugale

Buongiorno, spero davvero mi possiate aiutare... In breve, ho 36 anni, sono sposata da quasi otto anni. Io e mio marito stiamo insieme da 17 anni... Due bimbi, 6 e 5 anni... Credo (ed è questo credo il mio problema) di aver conosciuto solo ora l'AMORE. Frequento un uomo da otto mesi. O meglio, intrattengo una relazione con lui a distanza. Ci separano 300 Km. Parliamo moltissimo. Quest'uomo è il mio primo pensiero al mattino, il pensiero che mi accompagna tutta la giornata, il mio ultimo pensiero prima di addormentarmi. E di notte mi sveglio pensando a lui. SOGNO di poter avere una vita con lui... Se non lo posso sentire durante il giorno il mio umore cambia radicalmente. Sono nervosa e a tratti arrabbiata. E ne fanno le spese i miei bimbi. Credo di non amare più mio marito. Nutro rispetto e stima ma credo di non nutrire più amore. Non lo desidero e non voglio avere rapporti sessuali con lui. Vorrei poter stare solo con l'altro. Tutto questo mi fa stare male. Come faccio a dire a mio marito che non lo amo più? Lui conta molto su di me. E i miei bambini? Un'altra cosa, anche Roberto è sposato e sta attraversando una seria crisi coniugale. Anche lui sogna una vita con me, ma si ferma perchè teme di non poter più fare il padre. La moglie lo ha minacciato dicendo che farà il possibile per mettergli il bastone fra le ruote nel rapporto con la bimba. E poi, ovviamente, tutti i suoi famigliari lo dissuadono... Stiamo male entrambi perchè vogliamo stare insieme. Cosa possiamo fare? E' AMORE quello che sentiamo? Perchè se rappresentiamo l'uno la felicità per l'altro tutti ci negano di poterla vivere questa felicità? Ho bisogno di aiuto, ho bisogno di chiarezza... Grazie

Buon giorno cara, leggendo la sua lettera ho sentito una certa tenerezza.. ho fatto un pò di calcoli, e da quello che posso intuire quando vi siete conosciuti eravate molto giovani.. siete insieme da 17 anni e tu ne avevi solo 19... probabilmente anche lui era giovane quanto te, ora non saprei ma anche lei di suo marito era innamorata per sposarsi e per creare una famiglia con due bimbi, poi forse con il tempo un pò vi siete persi, forse potreste anche cercare un domani di ritrovarvi..., oppure ora si è veramente innamorata di quest'uomo.. difficile dirlo con esattezza!! il tempo la aiuterà a capire... Lei parla di "Amore" , ma si potrebbe anche ipotizzare anche una fortissima attrazione fisica con una passione travolgente, questo non lo sappiamo con certezza; questa relazione la sento abbastanza sofferta da parte di entrambi anche perchè avete dei figli e non siete completamente liberi dalle responsabilità ; mi viene da pensare che il non potervi vedere liberamente, favorisca un aumento della passione diventando molto più forte, vi porta a sognare e a desiderare di stare insieme..per vivere intensamente questo momento di gioia; Quasi tutte le coppie dopo un pò di anni potrebbero avere dei momenti in cui vivono momenti di crisi e desiderino un pò di evasione per sentirsi nuovamente vitali desiderando nuove emozioni ..forse un tempo anche con suo marito avrà provato questi sentimenti; Mi dispiace un pò perchè in queste circostanze certi nervosismi possono ricadere anche sui figli; Nella sua fantasia, sembra un sogno quello di poter raggiungere la felicità e stare insieme con questo nuovo amore..ma poi dobbiamo svegliarci e fare i conti con la realtà ... probabilmente ha bisogno realmente di fare una ricerca interiore e capire realmente cosa le sta accadendo e sentire cosa prova realmente, si sente troppo travolta da questi sentimenti...e non riesce bene a vedere e focalizzare la situazione.. perchè si ricordi che l'amore vero è anche quello che prova per i suoi due figli che rimarrà sempre..sa anche quello di un nuovo amore potrebbe finire!! Le direi di valutare bene le cose, poi sa parla anche di felicità che tutti le negano il fatto di poterla vivere e questo fa aumentare ancora di più il desiderio di averla... Ci pensi bene valuti tutti i pro e i contro, perchè probabilmente si trova davanti ad una scelta importante che è solo sua e non può essere di nessun altro; Immagino che anche suo marito abbia capito che tra di voi c'è qualcosa che non funziona, forse potreste rivolgervi da uno psicologo della coppia che potrebbe aiutarvi a fare un pò di luce sul vostro rapporto. Le auguro con tutto il cuore di ritrovare un giusto equilibrio per poter chiedere a se stessa che cosa desidera realmente.. un caro saluto arrivederci

Io mi sono voluta separare ma mi sento io quella lasciata

Buonasera, ho 36 anni e un paio di anni fa, dopo 12 anni di matrimonio e 2 figli, mi sono voluta separare perchè fondamentalmente non ero più innamorata di mio marito ed era un rapporto che non mi dava più niente dal punto di vista emotivo. E' stata una separazione dolorosa perchè io era già diverso tempo che la volevo ma lui non me lo permetteva. Poi ho conosciuto quello che sarebbe diventato il mio attuale compagno (con cui ho cominciato a convivere fin da subito) e innamorandomi, ho trovato la forza finalmente di farlo. E ho stravolto la vita di tutti...e tutti (i miei genitori compresi) non hanno perso occasione per dirmene di ogni colore. Ho cambiato stile di vita, amicizie e casa. Anche il mio ex marito, che sembrava così disperato, non ha perso comunque tempo: non eravamo ancora legalmente separati e io dormivo ancora in casa che stava già con un'altra (quella con cui sta tuttora e che vive in quella che era casa mia, casa sudata con i miei sacrifici) e quando non ci dormivo io in casa ci dormiva lei!! Ora ognuno si fa la propria vita. Purtroppo però dobbiamo interagire perchè abbiamo due figli in affido condiviso. Dopo tutto questo preambolo la mia domanda è molto semplice. Io mi sono voluta separare, io ho “fatto il botto“, ma mi sento come se fossi stata io quella che è stata lasciata, mi sento umiliata per tutte le cattiverie che mi sono state dette (e anche fatte) e nonostante abbia un uomo che mi ama e che io amo (e se non ci fosse stato lui probabilmente sarei ancora lì a guardare la mia vita che scorre senza fare niente) non riesco a superare la cosa. PERCHE'? Sono passati già 2 anni...Perchè quando passo davanti a casa sua mi si stringe lo stomaco? Perchè quando lo vedo con lei mi dà così tanto fastidio? Perchè ho ancora così tanta rabbia, visto che sono stata io a gettare la spugna e a far scoppiare il matrimonio? Chissà...se riuscissi a capirlo forse riuscirei a trovare un po' di pace

Ho letto con attenzione la sua lettera e, come prima cosa, vorrei rimandarle che "il botto" di cui è stata artefice richiede una buona dose di coraggio. Non è semplice e tantomeno indolore chiudere un progetto matrimoniale e familiare su cui probabilmente si erano investiti sogni e aspettative. Credo che si arrivi alla separazione dopo aver provato (per tempi più o meno lunghi) a modificare lo star male in star bene, ma ci sono situazioni in cui questo non avviene se non modificando la vita. In questi casi, come credo sia accaduto a lei, si passa dal sopravvivere al vivere. Del coraggio impiegato per compiere questo passaggio mi congratulo con lei. Ma ancora, sembra, lei sente addosso il peso e la fatica dello stravolgimento e si domanda perché!? Ovviamente non ho molti elementi per rispondere in modo approfondito a questo suo quesito, sarebbe importante andare a ricercare nella sua intera storia di vita i motivi profondi per cui un atto di coraggio viene giudicato dagli altri (e in qualche modo anche da lei stessa) come un grave peccato. In termini più superficiali potrei suggerirle di contrastare il suo attuale stato d'animo (simile alla gelosia, al risentimento, all'umiliazione) riflettendo sulla sua attuale vita (è soddisfacente? e perché - è piena? e perché - è come la desidera? e perché). Mi sembra che lei non si sia ancora definitivamente separata dalla vita precedente, ed è invece questo che sarebbe necessario fare: separarsi non solo dal suo ex marito, ma anche dall'immagine di Karin che è stata moglie di quell'uomo in quella casa. Oggi esiste un'altra Karin, potrebbe provare a guardare più a quella attuale che a quella passata.

Ossessione di lavarsi le mani

Salve, vorrei qualche delucidazione su alcuni problemi comportamentali di mio figlio, un ragazzo di 16 anni. Ho notato , è da qualche anno ormai ,che sente un bisogno continuo di lavare le mani e/o di pulizia in genere...Usa delle accortienze (uso di cuscini) soprattutto in casa e cerca di preservarsi dal venire in contatto diretto con cose che abbiamo utilizzato noi di famiglia. COn gli estranei non ho notato questo suo essere così intransigente.Fino a qualche tempo fa riuscivo ad abbracciarlo, ora cerca di divincolarsi.Mi rendo conto che si trova in un'età difficile,ma questi atteggiamenti credo non siano nella norma...Ho provato più volte a parlargli cercando di fargli capire la negatività di questo,ma invano...E' un ragazzo molto riservato,sensibile...che difficilmente si apre con chi non gli ispira fiducia , se non con me.Col padre invece, non ha mai avuto alcun tipo di dialogo anzi credo che questi, col suo carattere piuttosto dominante e poco avverso ad un dialogo costruttivo, non gli infondi quel senso di sicurezza ,di complicità che penso dovrebbe instaurarsi in un rapporto tra genitori e figli per la crescita dell' autostima a, mio avviso ,piuttosto scarsa in mio figlio proprio motivo.Ho notato manifesta forme di gelosia nei confronti del fratello a suo dire sempre ammirato da tutti e preferisce la compagnia di pochi ma amici fidati, non irruenti. E' molto abitudinario nelle sue cose.A scuola non mi dà grossi problemi se non in matematica per la quale ha sempre mostrato grosse difficoltà nel memorizzare procedimenti strutturali di esecuzione di esercizi e nell'analisi logica di problemi Non vorrei dilungarmi ancora ...spero solo possiate darmi un concreto aiuto per aiutare mio figlio a superare queste sue difficoltà GRAZIE

Gentile Michela, spesso i comportamenti da lei descritti, come il continuo bisogno di lavarsi le mani, nascondono una paura di contaminarsi in un ambiente percepito come minaccioso per la propria integrità emotiva e la propria autostima, come lei stessa ha notato. Di conseguenza può emergere una chiusura e una tendenza a controllare l'ambiente assumendo atteggiamenti molto abitudinari e tendenti al perferzionismo che se non trattati possono strutturarsi in un disturbo ossessivo compulsivo. Anche il confronto e l'invidia per il fratello potrebbero essere un modo per rivendicare il suo bispogno di conferme ed attenzioni positive. Purtroppo anche fargli notare la negatività di questi comportamenti,che nascondono importanti bisogni,diviene un'ulteriore disconferma e fonte di chiusura. Io le consiglierei di iniziare a confrontarsi e coinvolgere innanzitutto con suo marito, sia rispetto alle sue preoccupazioni che al suo atteggiamento dominante e infine di consultare uno psicoterapeuta per una consulenza in cui trovare tutti insieme la migliore risposta al disagio di suo figlio.

Non ho più voglia di fare nulla

Salve a tutti. Sono una ragazza di 18 anni con molti problemi. Ma da sei mesi a questa parte, la situazione è diventata invivibile. Non ho più voglia di fare nulla e non ho più alcun tipo di iniziativa. Qualsiasi tipo di attività mi sembra un macigno colossale. Lasciando perdere la voglia di studiare, il lavarsi per me è saltuario, la mia camera è il film horror che nessuna mamma vedrebbe, non esco più, mangio schifezze come un bidone, non mi curo, spesso i miei capelli sono improponibili, non mi depilo, sono sola come un cane. Ora soffro ancora di più, perchè ho come l'impressione (solo impressione?) che un anno fa in questo periodo stavo vivendo i momenti più belli della mia vita. Penso spesso al suicidio coi sonniferi e soffo, perchè penso a quanto poco valga la mia vita..Personalmente, non so per quale motivo io sia ancora in vita, forse perchè ho un'intensissima speranza che le cose migliorino . Ma se io avessi la certezza di rimanere in questo stato tutta la vita me ne sarei andata da questo mondo già da un pezzo. Tutte le volte che qualcuno mi offre di fare qualcosa, mi blocco. Sento come un nodo perchè penso di non avere i vestiti adeguati, e così rifiuto. Penso che in realtà questa sia una "scusa" che io accampo con me stessa: la verità è che non ne ho voglia e basta. Il punto è che qualsiasi cosa mi venga proposta, viene bloccata così.. QUALSIASI. Quindi la conclusione a cui giungo è che non ho voglia di fare niente. Quando qualcuno mi invita (raramente), penso che prima dovrei comprare questo e quello per potermici presentare, altrimenti niente. Ora mi piacerebbe uscirne ma non so davvero come. Mia mamma si disinteressa, e io penso a come sarebbe la sua vita con una figlia diversa e normale. Comincio ad avere dubbi circa le mie sedute dalla psicologa. Lei è come se mi desse sempre ragione, e non vuole saperne di darmi psicofarmaci... Come ne posso uscire? Ho bisogno di aiuto

cara Giulia, fa veramente male leggere una lettera come la sua, eppure ci leggo risorse e spazi di cambiamento. La sua età non è facile, il mondo sembra ai suoi piedi, la vita tutta da costruire, le potenzialità pronte per essere espresse.... ma è tutto fermo, tutto ancora da fare e forse questo la spaventa, forse gli adulti la fanno arrabbiare. Non sembrano molto vicini: sua madre "si disinteressa", la sua psicologa le dà ragione e lei affonda nelle sabbie mobili facendo finta che il problema siano i vestiti!!! Vuole aiuto? E chi meglio di lei può darselo: lavarsi dipende da lei, vestirsi e uscire dipende da lei, mangiare in modo adeguato dipende da lei. I farmaci sono un trucco per non fare fatica (anche se non è vero) e mi pare che prima di infilarsi in un circuito psichiatrico (oltretutto alla sua età possono avere effetti negativi) valga la pena di tirar fuori le sue risorse: la sua analisi della situazione mi pare discreta (con l'aiuto della psicologa può migliorare la capacità di leggere le emozioni e la fatica che prova), il desiderio di morire, nel contesto in cui lo esprime, mi sembra possa rimandare al desiderio di smetterla di stare male. Il desiderio di smettere di soffrire può darle la forza di partire da piccoli sforzi in cui sentire che si riprende la vita in mano, senza cedere alla tentazione di rifugiarsi nella solitudine dolorosa che la affascina tanto, ma che è estremamente pericolosa perchè si autoalimenta. Lavarsi i denti costa 5, ma se non lo fa il giorno dopo costa 10 ecc. Ha la possibilità di parlare con una psicologa: le chieda di aiutarla a capire perchè è così difficile fare le cose normali di una vita normale, accetti il sostegno nei piccoli sforzi quotidiani, colga l'opportunità che questo momento di crisi le offre di conoscersi meglio, di crescere e diventare una donna consapevole dei propri desideri, bisogni, risorse, capacità! In sintesi: la sua crisi è sicuramente molto dolorosa e va AFFRONTATA con grande impegno, non si nasconda, costerà fatica, ma ne trarrà grande soddisafazione! Costerà molta fatica, ma ne vale la pena. Cominci dalle cose meno difficili e ne parli con la sua psicologa: piccoli passi verso la vita. Una domanda che forse vale la pena di fare è: cosa è successo dalla grande felicità dell'anno scorso ad oggi? Se lo desidera può scrivermi, le risponderò. Non molli! La vita tornerà ad essere bella.

Ho una grandissima insicurezza in tutto

Salve a tutti,e grazie in anticipo per il tempo speso a leggere queste righe...non so bene da dove cominciare. Inizio dicendo che sono una ragazza e ho 19 anni. Il mio problema principale è la mia grande,grandissima insicurezza,in tutto. A partire dal mio aspetto per finire poi in qualsiasi cosa io decida di fare. Vi starete forse chiedendo perchè ho collocato questa domanda nell'ambito “depressione“ piuttosto che in “autostima“,e lo spiego subito: da qualche tempo ho iniziato a interrogarmi sulla mia identità,chi sono,che posto ho nel mondo,perchè esisto. Bene, non riesco a capire chi sono,a cosa servo,e spesso mi ritrovo a chiedermi se dovessi morire a chi mancherei. Non riesco a trovare qualcosa di buono in me,ne fisicamente ne caratterialmente,quindi sto passando questo periodo (che spero davvero che sia solo un periodo) a guardarmi allo specchio e cominciare a piangere,per non parlare del confronto con il resto del mondo. Non riesco a considerarmi allo stesso livello delle altre persone,mi sento inferiore...non capisco davvero il senso della mia vita. Ps ho una famiglia bellissima,siamo 7 figli,e non ho problemi con loro tranne delle comprensibili litigate e penso che se non mi sono tolta dal mondo è per il mio amore per loro e per il mio poco coraggio di fare un tale gesto. Ma non nego di non avere mai pensato di togliermi la vita...ci sarebbero moltre altre cose da dire,ma mi sono già dilungata troppo,spero tanto in una vostra risposta

Buongiorno Eleonora, dalle sue parole emerge una forte malinconia e un grande vuoto. L'immagine che mi sono fatta di lei è di una piccolina che si sente trascurata e messa da parte. Questa sensazione la porta addirittura a pensare che nel caso le succedesse qualcosa non mancherebbe a nessuno. Non deve essere piacevole pensarla così. Quando però dice di non essersi tolta la vita anche grazie all'amore che prova per la sua famiglia penso che significhi anche che, qualora lo facesse, sa bene che porterebbe loro ad una sofferenza molto alta. Questo punto disconferma l'idea che non mancherebbe nessuno. Sarebbe importate approfondire cosa le crea questo stato di malessere e di "malinconia" in cui non si sente vista e degna di riconoscimento. MI faccio la fantasia che, nonostante abbia la fortuna di avere una buona famiglia (da ciò che scrive), non sia stato facile per lei essendo così tanti trovare lo spazio adeguato per farsi vedere. Ha ancora molte cose da dire. Bene, ora che è cresciuta e non è più quella bambina in mezzo a tanti fratellini e sorellime richiedenti, può darsi la possibilità di trovare quello spazio per parlare finalmente con qualcuno che possa ascoltarla e rassicurarla sui fatto che, lei è importante.


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